Lavoro come operatrice di macchina e di impianto e faccio i turni, a casa vedo mio figlio Aiden e mio marito Silvio abbastanza di rado. Mio marito ha una sua impresa, lavora molto ed è nei vigili del fuoco volontari di Apolda già da molti anni. Quando mio figlio aveva tre anni, una volta Silvio lo ha portato con sé. È scattata subito la scintilla. Fra l'altro il nome Aiden viene dall'irlandese e significa «fuoco». Per un certo periodo sono rimasta a casa per problemi alla schiena, e ho chiesto a Silvio di portarmi le norme di servizio. Le ho lette tutte dall'inizio alla fine.
Le ho trovate molto interessanti. Certo «The Walking Dead» è meglio, ma lo guardo solo quando il resto della famiglia ha altro da fare.
Tutt'altro che facile. Ero l'unica donna e gli uomini non si fidavano di me. Mi controllavano sempre. Finché non è scoppiato l'incendio nella Brückenborn, una via dello shopping di Apolda. Là ho dimostrato di essere in grado di fare le stesse cose. Era la prima volta che facevo parte della squadra di intervento e ho fatto tutto quel che c'era da fare. Purtroppo siamo arrivati tardi. Ci fu una vittima. Non avevamo trovato subito questa persona e abbiamo dovuto recuperarla un po' dopo. Ciononostante il riconoscimento dei colleghi è stato grande. Oggi sento ancora fare dei commenti, ma nonostante tutto sono più spesso nella squadra di intervento e ho anche una ricetrasmittente.
Con una frequenza molto variabile. L'anno scorso abbiamo avuto 360 uscite, quindi quasi una al giorno, mentre le ultime due settimane non è successo niente. Purtroppo posso uscire solo nel tempo libero, perché per me il tragitto dal lavoro al luogo dell'intervento sarebbe troppo lungo. D'altra parte per molti datori di lavoro è troppo complicato comunicare alla città i costi per i collaboratori che escono dal lavoro per una chiamata dei vigili del fuoco. Il mio ex-capo mi aveva persino tolto delle ore di lavoro. Nell'ultimo anno e mezzo ho fatto cinque ore di straordinario per poter uscire.
Qualcuno deve pur farlo. Se non ci pensiamo noi, nessuno lo fa. Aiutare gli altri è una bella sensazione. A volte basta esserci e dare una mano. Nel 2012, quando aspettavo mio figlio, tutti i cartoni pieni per il trasloco che tenevo in cantina nel mio vecchio appartamento presero fuoco. Io stavo davanti alle fiamme, incapace di fare qualcosa. Fui grata ai vigili del fuoco quando arrivarono a spegnere l'incendio. Anche se alla fine si è salvato poco o niente. Già allora avevo valutato l'idea di entrare nei vigili del fuoco volontari.
Ci servirebbe una caserma più grande. Non abbiamo spazio per organizzare un'area sporca e una pulita separate. Ci vorrebbero uno spogliatoio e una doccia in più solo per le donne. Noi donne ci cambiamo sempre in una delle autorimesse e chiudiamo a chiave la porta delle docce. Così gli uomini sanno che c'è una donna che sta facendo la doccia.

Il pubblico non sa che fare con il rischio di tumore associato agli incendi. Dobbiamo proteggerci da soli, meglio che possiamo.
Guido il quad. Di solito, se fa bello, facciamo un giro in tre o con gli amici durante il fine settimana. Ogni tanto faccio un giro in bicicletta con Aiden. Mi faccio una bella sudata. Mi rilasso particolarmente guardando «The Walking Dead». È una serie talmente coinvolgente che non mi accorgo del tempo che passa. Mi è già capitato di spegnere la TV solo dopo quattro o cinque ore.
Mia madre. Ha avuto un'infanzia difficile in istituto. Ma non ne ha mai parlato molto né lo ha mai dato a vedere. Ha insegnato a me e a mia sorella che non bisogna arrendersi. Che dobbiamo lottare, per raggiungere i nostri obiettivi. Ci ha sempre spinto a imparare per noi stesse, e non per lei né per altri. Se avessimo voluto ci avrebbe lasciato un giorno al mese senza andare a scuola. Ci avrebbe scritto una giustificazione, ma io ne ho approfittato solo due volte in tutti gli anni di scuola. Oggi abita vicino a noi. Aiden va a trovarla tutti i giorni.
Aaron Carter, purtroppo è mancato l'anno scorso. Ascoltavo le sue canzoni fin da piccola. Avevo solo un anno più di lui. Nel 2018 io e mia sorella maggiore avevamo due biglietti per un concerto in un locale di Berlino. C'era posto solo per 200 persone. Noi abbiamo comprato anche un biglietto Meet&Greet e lo abbiamo incontrato dietro il palco. Mi sono fatta fare un autografo sulla schiena. Poi l'ho fatto tatuare. Ascolto la sua musica praticamente ogni giorno, anche le canzoni più vecchie o quelle meno famose. «Don't say Goodbye» è la suoneria del mio cellulare.
«United 93». È il primo film che mi ha fatto piangere. Racconta gli eventi prima e durante il volo United Airlines93 dirottato da Al-Quaida l'11 settembre 2001. Quello è stato un giorno decisivo per la mia vita. Non lo dimenticherò mai: ero con mia madre al MediaMarkt di Zwickau, e vidi le torri gemelle crollare in una miriade di schermi TV. Avevo 14 anni. Quel giorno avremmo dovuto essere a New York. Eravamo invitate al matrimonio del nostro amico Joshua, ma a quei tempi non potevamo permetterci di acquistare i biglietti. Abbiamo cercato di raggiungerlo per settimane. Senza risposta. A un certo punto ci siamo rese conto che il nostro amico era morto nell'attentato.
Per anni, prima di addormentarmi, ho continuato a sentire il rumore dell'impatto delle persone che cadevano dalle torri. Mi perseguitava. Di notte temevo che la casa crollasse mentre dormivo. Spesso mi svegliavo terrorizzata. Ha smesso solo quando sono andata a Ground Zero con mia sorella per il decimo anniversario.
L'11 settembre 2011 siamo andate noi due a New York. C'era una marea di gente, eppure la città era così tranquilla. Dopo il discorso dell'allora presidente Obama e del suo predecessore Bush ci siamo dirette alle due vasche costruite dove prima sorgevano le torri gemelle. Lungo le pareti delle vasche scorre acqua fino a una profondità di dieci metri. I nomi delle vittime sono incisi su targhe. Stare là è stato doloroso e confortante allo stesso tempo. Quel giorno a Ground Zero abbiamo detto addio a Joshua.
Tornata in Germania mi sono fatta tatuare sul polso destro il numero 9/11 e i profili delle Twin Tower, della statua della libertà e dell'Empire State Building. Ora manca solo il casco dei vigili del fuoco. Sarò sempre legata a New York. Mi sono fatta fare un'immagine del tramonto sulla città con la bomboletta spray. È appesa nel nostro salotto, accanto ad altre immagini della città. Inoltre la mia auto è targata AP - NY 911. Quella città è e rimarrà sempre presente nella mia vita.
D COME DECONTAMINAZIONE
Non sono interessanti quanto «The Walking Dead» ma chi, come Monique, vuole saperne di più, può trovare qui i dati tecnici della nostra macchina di pretrattamento TopClean D.







